Costituzione del corpus del teatro francese del Rinascimento

Progetto PRIN, finanziato dal MIUR,
coordinatore nazionale: Rosanna Gorris Camos, Università di Verona;
unità locali: Università di Bari, Concetta Cavallini;
Università di Padova, Anna Bettoni;
Università di Perugia, Mariangela Miotti;
Università di Venezia, Magda Campanini;
Università di Vercelli (Piemonte Orientale), Michele Mastroianni.



La I serie (nove volumi) e la II serie (sette volumi già pubblicati) del « Théâtre français de la Renaissance », come i prossimi volumi che completeranno la collana (pubblicata presso le case editrici Olschki e PUF) che prevede la pubblicazione, in ordine cronologico, dell’intero patrimonio teatrale francese del XVI secolo, permetteranno agli studiosi, ma anche ad un pubblico più vasto, di poter leggere tutte le tragedie e le commedie scritte nel corso del Rinascimento francese.
I testi che costituiscono questo vasto insieme, che va dalle tragedie e dalle commedie ispirate dall’antichità alle pièces di argomento “moderno”, hanno avuto un destino assai eterogeneo. Solo alcuni testi hanno infatti attirato l’attenzione della critica, gli altri sono stati dimenticati e, come spesso avviene, sono stati avvolti dall’ignoranza e, talvolta, dal “discrédit”.
Recentemente (2006) un critico francese ha scritto: “le théâtre français du XVIe est souvent sous-estimé en quantité et en qualité”. Sottovalutato dal punto di vista qualitativo e quantitativo, ma anche oscurato dalle grandi opere del secolo classico, il teatro francese del Rinascimento necessita quindi di ulteriori approfondimenti critici e, soprattutto, di edizioni più facilmente reperibili.
I testi teatrali, molti dei quali già oggetto di un recupero critico e testuale, effettuato dai numerosi collaboratori della collana, si rivelano fondamentali per una comprensione globale della società e della cultura francese ed europea del Cinquecento. Alla luce di nuovi studi di carattere storico e letterario (cfr. per esempio i lavori di E. Forsyth, di D. Crouzet, di O. Millet) si è scoperto come gli autori tragici, spesso coinvolti in guerre interne ed esterne, conferissero alle loro opere non solo valenze poetiche ma potenzialità concettuali, allegoriche, parenetiche, politiche e religiose. Ne sono un esempio eclatante le tragédies de combat (Pineaux) e le tragédies-libelles che attingono la loro ispirazione agli avvenimenti contemporanei, oppure fanno ricorso, in chiave analogica, all’antichità o alla Bibbia (es. l’Aman di Rivaudeau, les Juifves di Garnier, il Josias e l’Adonias di Philone, Saul le Furieux di Jean de la Taille). Ma anche gli autori di commedie, spesso, sfruttano le possibilità allusive delle loro pièces, per farne testi di propaganda, dal valore – anche in questo – politico o religioso. Ne sono un esempio, L’Eugène di Etienne Jodelle, edita nel VI volume della prima serie (La comédie à l'époque d'Henri II et de Charles IX (1541-1554)) o, con ancora maggiore evidenza, la Comédie du pape malade di Conrad Badius, edita nel vol. VII della prima serie (La comédie à l'époque d'Henri II et de Charles IX (1561-1568)).
Il progetto vuole quindi contribuire alla restituzione della sensibilità letteraria e culturale di un’epoca attraverso una delle sue maggiori espressioni letterarie, miroir spesso di un immaginario collettivo dove si esprimono i sogni e le paure di un mondo in piena crisi dove si affrontano, con violenza, tendenze antagoniste e forze politiche e religiose in lotta per il potere. Un théâtre de la cruauté o una dramaturgie de la parole en action (O. Millet) che rivela il tormento, le inquietudini del Rinascimento, le angosce e le speranze che gli uomini del tempo vedono riflesse e proiettate nelle “spie del cielo” e nel sangue che inonda le scene teatrali. Un teatro che ha, in modo più generale, lasciato un’eredità fondamentale alla cultura francese ed europea: l’assimilazione di un ideale tragico antico ritrasmesso con le sue luci e le sue ombre, con i conflitti insanabili tra l’individuo e la società, tra l’uomo e la storia, tra la vita e il destino.
Il progetto, giunto ormai ad uno stadio avanzato del piano generale, ha permesso e permetterà quindi di conoscere e di apprezzare un aspetto essenziale del Rinascimento francese, a lungo lasciato nell’ombra e oggetto di pregiudizi tenaci (alcuni per esempio sostengono ancora che tali pièces non sono mai state rappresentate). Più che un insieme di ricerche erudite, il Corpus del teatro rinascimentale francese vuole offrire agli studiosi e al pubblico uno strumento di lavoro al fine di promuovere e di stimolare nuove letture; uno strumento quindi che rimanga, come scriveva il suo ideatore, Enea Balmas, “ouvert aux inépuisables suggestions qui peuvent naître de la réflexion critique, quand celle-ci se nourrit de données qui, loin des interprétations routinières, font toute leur place à des connaissances injustement négligées.” Ora una delle difficoltà principali per lo studio del teatro rinascimentale consiste proprio nella difficile reperibilità dei testi, spesso rari e talvolta inediti.
Alcune tragedie, già pubblicate dal nostro Corpus, sono infatti rimaste inedite fino al XIX secolo (es. Le Sac de Cabrières), altre, ma la grande maggioranza di esse (come le pièces di Bousy, di Claude Mermet, di Jean Robelin, pubblicate nel III volume della serie seconda (1582-1584), o tre delle pièces pubblicate nel IV volume della serie seconda dedicato a La tragédie à l’époque d’Henri III (1584-1585): Jean-Edouard Du Monin, La peste de la peste; L’Orbecc-Oronte - traduzione dell’Orbecche di G. B. Giraldi Cinthio - e la Esther di Pierre Matthieu, non sono mai state date alle stampe dopo la princeps del XVI secolo. Testi rari, dunque. Testi difficili, e non solo per la loro dimensione « esagerata »: «pour le lecteur moderne, prisonnier des habitudes héritées de la dramaturgie du XVIIe siècle – osserva Banderier – goûter la tragédie humaniste exige le même effort que s’adonner à la géométrie non-euclidienne». Per questo il tentativo di restituire ai lettori, attraverso Introduzioni (che ricostruiscono la genesi, il contesto storico-culturale, la trama, l’intertesto, la metrica, la fortuna della pièce), annotazioni e bibliografie ed anche grazie ad una modernizzazione ponderata della grafia cinquecentesca, il significato e il valore della loro pubblicazione originaria e del loro recupero odierno, sembra costituire un’ennesima conferma della validità della scommessa di Enea Balmas e Michel Dassonville: la cultura – diceva infatti l’exergo che apriva la plaquette diffusa dagli ideatori della collana agli inizi della loro ‘impresa’ – non è un privilegio.

Ultimo volume pubblicato:

II, 7.
La Comédie à l’époque d’Henri III (1576-1578) :

Le Loyer, Le muet insensé, 1576 - par Anna Bettoni et Dino Gentili
Belleau, La Reconnue, 1577- par Magda Campanini
G. de Vivre, Les amours de Théseus et Dianire, 1577 – par Mariangela Miotti et Francesca Bacoccoli
Le Loyer, La Néphélococugie, 1578 – par Riccardo Benedettini
G. De Vivre, La fidélité nuptiale, 1578 – par Patrizia De Capitani

Florence, Olschki, 2015

 

In preparazione:

 

II, 8.

La Comédie à l’époque d’Henri III (1580-1589) :

C. Chappuys, L’avare cornu, 1580 - par Mariangela Miotti
François D’Amboise, Les Neapolitaines, 1584 - par Jean Balsamo
Odet de Turnèbe, Les Contents, 1584 - par Charles Mazouer
F. Perrin, Les Ecoliers, 1586 - par Anna Bettoni et Nerina Clerici Balmas
Voron, L’enfer poétique, 1586 - par Concetta Cavallini
Jacques Bienvenu, Frère fecisti, 1589 - par Eugenio Refini